Vado a comprare le sigarette...
giovedì 9 giugno 2011
sabato 23 aprile 2011
CapeTown-AbuDhabi-Seoul
Lascio il Sud Africa e le persone meravigliose conosciute nelle quasi tre settimane passate a Cape Town e dintorni. Oltre a Ferial e Luci ho fatto la conoscenza di persone splendide e disponibili, che mi mancheranno.
All'aeroporto di Cape Town le mie amiche mi donano una collana fatta da loro con tanti bigliettini, ci sono scritte sopra delle frasi che riportano qualche cazzotta detta da me nei giorni passati che le ha fatte ridere, descrizioni di situazioni divertenti e messaggi di affetto. Commosso e felice di averle potute rivedere dopo tre anni.
Prendo il volo Etihad che mi porterà ad Abu Dhabi, ripongo davvero un sacco di aspettative nei comfort promessi dal sito di questa compagnia aerea. L'aereo è molto bello, hostess molto carine e una moltitudine di uomini arabi in veste bianca e donne con il tipico chador.
Una volta salito sull'aereo scopro con tristezza di avere il posto più sfigato in assoluto. Fila al centro, sedile al centro. Per il mio culone e le mie gambe lunghe non è proprio una bella sorpresa. Siedo di fianco a una ragazza grassottella e ad una signora sorridente che tiene in mano un foglio di preghiere per recitare i versi del Corano.
La lista di film offerta dalla compagnia è immensamente vasta, ci sono un sacco di film, tra i quali alcuni film usciti da poco nelle sale. Scelgo "127 Ore", riesco a vederlo in circa tre ore, inframmezzate da mille abbocchi. Gli dò tre stelle su cinque. Carino. Durante il volo ordino i miei soliti Bloody Mary e l'arrivo ad Abu Dhabi sembra più vicino.
Finalmente dal mio monitor riesco ad avere una veduta dell'imponente città del deserto coi suoi edifici futuristici che è oramai prossima all'arrivo.
Sono felice di poter sgranchire le gambe dopo più di dieci ore e ho davvero voglia di visitare la città nelle quasi dodici ore a disposizione in attesa del volo per Seoul. Ottengo il visto per gli Emirati Arabi senza troppi problemi, un paio di timbri in più sul passaporto per potermene bullare con gli amici al bar prima o poi, esco dall'aeroporto e vengo assalito dalle moltitudini di tassisti abusivi in cerca di un turista da spennare.
Purtroppo per loro (e per me) non riesco in alcun modo a far funzionare il bancomat per ritirare i dinar necessari al passaggio in città. Peccato.
La mia unica consolazione sta in un paio di sigarette fumate fuori dal terminal, qualche parola con gente del posto e la connessione ad internet wireless gratis all'interno dell'aeroporto. La batteria del mio portatile è quasi scarica ma riesco comunque a connettermi tramite il mio iPhone.
Non c'è verso di dormire, tutte le poltrone hanno quei cavolo di divisori che ti impediscono di sdraiarti, passo la notte a giocare a Street Fighter e Tiny Wings col cellulare e inizio un nuovo libro.
Sono le otto di mattina finalmente, posso dirigermi al gate 32 e imbarcarmi per il mio volo alla volta di Seoul.
I due inservienti dell'aeroporto se la ridono allegramente, annunciano che il volo Etihad per Seoul ospiterà solo ventuno passeggeri. Rido alla grande pure io.
Salgo sul velivolo e mi reco sullo stesso sedile che mi ha ospitato nella tratta Cape Town-Abu Dhabi, ma questa volta sdraiato per il lungo come un un emiro. Rido pensando all'unico pirla che ha pagato per viaggiare in business, io con nemmeno un quarto dei soldi spesi da lui sto viaggiando molto meglio. I cinquecento Euro meglio spesi della mia vita, forse.
Dopo aver revisionato mezzo migliaio di foto in RAW, guardo i nuovi episodi dei serial che sto seguendo dal mio portatile, mangio il pranzo alla coreana portatomi dalle hostess bevendo succo di pomodoro condito, faccio una partita a Final Fight e, sosto al cesso una buona mezz'ora in compagnia del mio libro, difficile pensare che gli altri venti sonnecchianti businessman coreani del mio volo vengano a bussare.
Dormo alla grande sdraiato sui quattro sedili a mia disposizione, al mio risveglio sono arrivato a Seoul.
Prendo la futuristica metro che collega i terminal e ritiro il mio zaino che esce sul nastro prima di tutti gli altri.
Con mia grande sorpresa il bancomat non funziona ancora,il collegamento per la città costa 10000won e mi domando se sia il caso di dormire in aeroporto e pensare ad una soluzione all'indomani.
Fortunatamente ricordo del regalo della mia amica Elisa prima della partenza, ho 1000yen nel portafogli, pronti ad essere convertiti in 15000 won, che mi permetteranno di salire sul' autobus che mi porterà nel quartiere di Mapo-gu, seduto su di una incredibile poltrona i pelle reclinabile guardando programmi locali sullo schermo lcd di notevole grandezza all'inizio del mezzo. Fosse per me rinuncerei all'ostello e dormirei direttamente sull'autobus.
Purtroppo una volta arrivato a Mapo-gu devo scendere e non ho idea di come arrivare alla guesthouse prenotata qualche sera prima, che si trova nella zona di Hongdae. Non mi interessa. Vedo un ristorante dove il menu fisso costa 6000Won (meno di 4 euro),ordino un piatto a caso e mi portano una zuppa piccante con carne di maiale bollita, kimchi a volontà, riso bianco e verdure.
Esco soddisfatto e sorridente, è l'una di notte e mi incammino alla ricerca di Hongdae, in qualche modo ci arriverò.
All'aeroporto di Cape Town le mie amiche mi donano una collana fatta da loro con tanti bigliettini, ci sono scritte sopra delle frasi che riportano qualche cazzotta detta da me nei giorni passati che le ha fatte ridere, descrizioni di situazioni divertenti e messaggi di affetto. Commosso e felice di averle potute rivedere dopo tre anni.
Prendo il volo Etihad che mi porterà ad Abu Dhabi, ripongo davvero un sacco di aspettative nei comfort promessi dal sito di questa compagnia aerea. L'aereo è molto bello, hostess molto carine e una moltitudine di uomini arabi in veste bianca e donne con il tipico chador.
Una volta salito sull'aereo scopro con tristezza di avere il posto più sfigato in assoluto. Fila al centro, sedile al centro. Per il mio culone e le mie gambe lunghe non è proprio una bella sorpresa. Siedo di fianco a una ragazza grassottella e ad una signora sorridente che tiene in mano un foglio di preghiere per recitare i versi del Corano.
La lista di film offerta dalla compagnia è immensamente vasta, ci sono un sacco di film, tra i quali alcuni film usciti da poco nelle sale. Scelgo "127 Ore", riesco a vederlo in circa tre ore, inframmezzate da mille abbocchi. Gli dò tre stelle su cinque. Carino. Durante il volo ordino i miei soliti Bloody Mary e l'arrivo ad Abu Dhabi sembra più vicino.
Finalmente dal mio monitor riesco ad avere una veduta dell'imponente città del deserto coi suoi edifici futuristici che è oramai prossima all'arrivo.
Sono felice di poter sgranchire le gambe dopo più di dieci ore e ho davvero voglia di visitare la città nelle quasi dodici ore a disposizione in attesa del volo per Seoul. Ottengo il visto per gli Emirati Arabi senza troppi problemi, un paio di timbri in più sul passaporto per potermene bullare con gli amici al bar prima o poi, esco dall'aeroporto e vengo assalito dalle moltitudini di tassisti abusivi in cerca di un turista da spennare.
Purtroppo per loro (e per me) non riesco in alcun modo a far funzionare il bancomat per ritirare i dinar necessari al passaggio in città. Peccato.
La mia unica consolazione sta in un paio di sigarette fumate fuori dal terminal, qualche parola con gente del posto e la connessione ad internet wireless gratis all'interno dell'aeroporto. La batteria del mio portatile è quasi scarica ma riesco comunque a connettermi tramite il mio iPhone.
Non c'è verso di dormire, tutte le poltrone hanno quei cavolo di divisori che ti impediscono di sdraiarti, passo la notte a giocare a Street Fighter e Tiny Wings col cellulare e inizio un nuovo libro.
Sono le otto di mattina finalmente, posso dirigermi al gate 32 e imbarcarmi per il mio volo alla volta di Seoul.
I due inservienti dell'aeroporto se la ridono allegramente, annunciano che il volo Etihad per Seoul ospiterà solo ventuno passeggeri. Rido alla grande pure io.
Salgo sul velivolo e mi reco sullo stesso sedile che mi ha ospitato nella tratta Cape Town-Abu Dhabi, ma questa volta sdraiato per il lungo come un un emiro. Rido pensando all'unico pirla che ha pagato per viaggiare in business, io con nemmeno un quarto dei soldi spesi da lui sto viaggiando molto meglio. I cinquecento Euro meglio spesi della mia vita, forse.
Dopo aver revisionato mezzo migliaio di foto in RAW, guardo i nuovi episodi dei serial che sto seguendo dal mio portatile, mangio il pranzo alla coreana portatomi dalle hostess bevendo succo di pomodoro condito, faccio una partita a Final Fight e, sosto al cesso una buona mezz'ora in compagnia del mio libro, difficile pensare che gli altri venti sonnecchianti businessman coreani del mio volo vengano a bussare.
Dormo alla grande sdraiato sui quattro sedili a mia disposizione, al mio risveglio sono arrivato a Seoul.
Prendo la futuristica metro che collega i terminal e ritiro il mio zaino che esce sul nastro prima di tutti gli altri.
Con mia grande sorpresa il bancomat non funziona ancora,il collegamento per la città costa 10000won e mi domando se sia il caso di dormire in aeroporto e pensare ad una soluzione all'indomani.
Fortunatamente ricordo del regalo della mia amica Elisa prima della partenza, ho 1000yen nel portafogli, pronti ad essere convertiti in 15000 won, che mi permetteranno di salire sul' autobus che mi porterà nel quartiere di Mapo-gu, seduto su di una incredibile poltrona i pelle reclinabile guardando programmi locali sullo schermo lcd di notevole grandezza all'inizio del mezzo. Fosse per me rinuncerei all'ostello e dormirei direttamente sull'autobus.
Purtroppo una volta arrivato a Mapo-gu devo scendere e non ho idea di come arrivare alla guesthouse prenotata qualche sera prima, che si trova nella zona di Hongdae. Non mi interessa. Vedo un ristorante dove il menu fisso costa 6000Won (meno di 4 euro),ordino un piatto a caso e mi portano una zuppa piccante con carne di maiale bollita, kimchi a volontà, riso bianco e verdure.
Esco soddisfatto e sorridente, è l'una di notte e mi incammino alla ricerca di Hongdae, in qualche modo ci arriverò.
lunedì 4 aprile 2011
I stay with Hippoes
Il safari è una cosa da fare se sei in africa, non ci son cazzi, e visto che TUTTI i turisti vogliono farlo, a Cape Town non esiste un safari a prezzi onesti.
Demoralizzato dai costi eccessivi per un safari in giornata nei dintorni della città (da 200 € a salire), quasi abbandono l'idea di andare a vedere i big 5, ossia gli animali più pericolosi della savana durante le battute di caccia, ossia: leone, bufalo, rinoceronte, elefante e leopardo.
Durante il weekend passato a Knysna, bellissima località sulla Garden Route, uno dei tragitti con i paesaggi più belli che potrete trovare nel Western Cape, trovo delle brochure di safari in zona con prezzi ben più abbordabili.
Felicissimo preparo lo zaino per andare via un paio di giorni, con l'idea di visitare almeno un paio di questi parchi, tra le mie scelte il Jukani, famoso per i suoi leoni, tigri e ghepardi, e il Garden Route game lodge, dove per la modica cifra di 35 euro è possibile fare il tanto desiderato safari.
Prenoto un autobus della linea Greyhound fino a Mossel Bay (30 euri circa A/R), partenza alle 6 e mezzo del mattino.
Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, l'autobus non differisce in nulla coi nostri Cervi Attilio delle gite oratoriali, la sorpresa è l'aria che si respira all'interno, che definirla viziata è come farle un complimento, ma nonostante questo il viaggio risulta piacevole grazie ai paesaggi meravigliosi che mi accompagnano per tutto il tragitto. Praterie sterminate, montagne, paesini, e allevamenti di struzzi.
Dopo 6 ore arrivo a Mossel Bay , cittadina sulla costa che vanta di una spiaggia spettacolare,
meta molto gettonata dai surfisti, mi metto alla ricerca dell'ostello prenotato e una volta trovato noto con piacere che è un treno in disuso, con le camere ricavate dalle cabine, davvero bello!
E' mercoledì e sono già le 2 del pomeriggio, e visto che l'autobus per il mio ritorno sarà il venerdì mattina alle 2 e mezza, cerco informazioni per raggiungere i parchi che ho deciso di visitare.
Purtroppo alla reception dell'ostello mi comunicano che i parchi sono piuttosto lontani e che l'unico modo per raggiungerli è chiamare un taxi, zero autobus. Mi incazzo come una bestia con me stesso per non essermi informato prima della partenza e dopo varie telefonate per trovare un prezzo onesto per percorrere la cinquantina di km che mi separano dal Jukani e dal Garden Route safari . Ovviamente mi tirano un'inculata pazzesca, l'unico taxi disponibile per il giorno dopo(non ce n'erano per il mercoledì) mi spara il prezzaccio di 45 euro solo andata, per una trentina di minuti scarsi di strada.
Alla fine devo cedere.
Delusione.
Nonostante una gran gioia iniziale nel vedere la bellissima struttura che dà accoglienza ai desiderosi di vivere l'esperienza del game safari (così viene chiamato quando ti rechi con la jeep alla ricerca di animali), giardino con piscina, bellissima sala relax con i vari trofei di caccia pacchiani del caso, ristorante che sforna hamburger grondanti di grasso, e il personale gentilissimo, il piatto forte costituito dal safari lascia davvero con l'amaro in bocca…
Per tutta la durata della visita (2 orette scarse), il simpatico ranger ci porta a vedere 2 elefanti,
qualche antilope, un gruppetto di gnu, una manciata di zebre e due leoni spelacchiati…
Le giraffe annunciate sono sparite e non c'è modo di intravederle. Si perde tempo con la jeep che sosta anche alla vista di tartarughe e uccellini. L'unica nota lieta della visita è aver potuto vedere un cucciolo di rinoceronte di appena 10 giorni di vita. Davvero carino.
Cerco qualche gioia almeno nel buffet che serviranno per cena, dove vengono annunciati piatti a base di bestie selvatiche come zebre e coccodrilli. Nel tristo buffet l'unica pietanza inusuale offerta sono delle bistecche di gnu, che sinceramente non mi hanno fatto impazzire.
La giornata è finita. Si torna a Cape Town. Mi fermo in un motel per qualche ora in attesa dell'autobus che arriverà alle 4 e 30 del mattino.
Entro nell'autobus, tutti dormono e si son tolti le scarpe. L'aria è irrespirabile . Ad ogni sosta per pisciare i miei compagni di viaggio tornano con hamburger carichi di cipolla e uova. Al mio fianco siede una donna over 100 kg, che addormentatasi dopo lo spuntino, prego perché durante la pennichella non evacui dei gas che mi renderebbero l'arietta viziata respirata al mio ingresso solamente un dolce ricordo.
Ferial mi viene a prendere alla stazione, mi sento a casa.
Demoralizzato dai costi eccessivi per un safari in giornata nei dintorni della città (da 200 € a salire), quasi abbandono l'idea di andare a vedere i big 5, ossia gli animali più pericolosi della savana durante le battute di caccia, ossia: leone, bufalo, rinoceronte, elefante e leopardo.
Durante il weekend passato a Knysna, bellissima località sulla Garden Route, uno dei tragitti con i paesaggi più belli che potrete trovare nel Western Cape, trovo delle brochure di safari in zona con prezzi ben più abbordabili.
Felicissimo preparo lo zaino per andare via un paio di giorni, con l'idea di visitare almeno un paio di questi parchi, tra le mie scelte il Jukani, famoso per i suoi leoni, tigri e ghepardi, e il Garden Route game lodge, dove per la modica cifra di 35 euro è possibile fare il tanto desiderato safari.
Prenoto un autobus della linea Greyhound fino a Mossel Bay (30 euri circa A/R), partenza alle 6 e mezzo del mattino.
Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, l'autobus non differisce in nulla coi nostri Cervi Attilio delle gite oratoriali, la sorpresa è l'aria che si respira all'interno, che definirla viziata è come farle un complimento, ma nonostante questo il viaggio risulta piacevole grazie ai paesaggi meravigliosi che mi accompagnano per tutto il tragitto. Praterie sterminate, montagne, paesini, e allevamenti di struzzi.
Dopo 6 ore arrivo a Mossel Bay , cittadina sulla costa che vanta di una spiaggia spettacolare,
meta molto gettonata dai surfisti, mi metto alla ricerca dell'ostello prenotato e una volta trovato noto con piacere che è un treno in disuso, con le camere ricavate dalle cabine, davvero bello!
E' mercoledì e sono già le 2 del pomeriggio, e visto che l'autobus per il mio ritorno sarà il venerdì mattina alle 2 e mezza, cerco informazioni per raggiungere i parchi che ho deciso di visitare.
Purtroppo alla reception dell'ostello mi comunicano che i parchi sono piuttosto lontani e che l'unico modo per raggiungerli è chiamare un taxi, zero autobus. Mi incazzo come una bestia con me stesso per non essermi informato prima della partenza e dopo varie telefonate per trovare un prezzo onesto per percorrere la cinquantina di km che mi separano dal Jukani e dal Garden Route safari . Ovviamente mi tirano un'inculata pazzesca, l'unico taxi disponibile per il giorno dopo(non ce n'erano per il mercoledì) mi spara il prezzaccio di 45 euro solo andata, per una trentina di minuti scarsi di strada.
Alla fine devo cedere.
Delusione.
Nonostante una gran gioia iniziale nel vedere la bellissima struttura che dà accoglienza ai desiderosi di vivere l'esperienza del game safari (così viene chiamato quando ti rechi con la jeep alla ricerca di animali), giardino con piscina, bellissima sala relax con i vari trofei di caccia pacchiani del caso, ristorante che sforna hamburger grondanti di grasso, e il personale gentilissimo, il piatto forte costituito dal safari lascia davvero con l'amaro in bocca…
Per tutta la durata della visita (2 orette scarse), il simpatico ranger ci porta a vedere 2 elefanti,
qualche antilope, un gruppetto di gnu, una manciata di zebre e due leoni spelacchiati…
Le giraffe annunciate sono sparite e non c'è modo di intravederle. Si perde tempo con la jeep che sosta anche alla vista di tartarughe e uccellini. L'unica nota lieta della visita è aver potuto vedere un cucciolo di rinoceronte di appena 10 giorni di vita. Davvero carino.
Cerco qualche gioia almeno nel buffet che serviranno per cena, dove vengono annunciati piatti a base di bestie selvatiche come zebre e coccodrilli. Nel tristo buffet l'unica pietanza inusuale offerta sono delle bistecche di gnu, che sinceramente non mi hanno fatto impazzire.
La giornata è finita. Si torna a Cape Town. Mi fermo in un motel per qualche ora in attesa dell'autobus che arriverà alle 4 e 30 del mattino.
Entro nell'autobus, tutti dormono e si son tolti le scarpe. L'aria è irrespirabile . Ad ogni sosta per pisciare i miei compagni di viaggio tornano con hamburger carichi di cipolla e uova. Al mio fianco siede una donna over 100 kg, che addormentatasi dopo lo spuntino, prego perché durante la pennichella non evacui dei gas che mi renderebbero l'arietta viziata respirata al mio ingresso solamente un dolce ricordo.
Ferial mi viene a prendere alla stazione, mi sento a casa.
lunedì 28 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
one week after.
Tutto procede alla grande.
Son qui da una settimana e l'unico piccolo incidente di percorso finora è questo colorito alla Dr.Zoidberg (dovuto al fatto che non ho mai voglia di spalmarmi la protezione +2000000 per coprire la mia pelle delicata e vellutata come il culetto di un neonato), ma nonostante questo le giornate passano in assoluta leggerezza e tranquillità.
Archiviate le mie maleodorantissime scarpe non indosso altro che le mie fidate Hawaianaas dal giorno del mio arrivo, che nonostante i due anni di onorato servizio stanno reggendo bene a tutte le camminate in giro per la città, cominciando con una camminata per il centro in Long street, caratteristica via che pare essere nata apposta per i ggggiovani turisti che amano stortarsi in spensieratezza, saltando da un pub all'altro come canguri (citazione per i più dotti) a prezzi più che abbordabili(poco più di un euro a pinta).
Ovviamente dopo il tanto girovagare mi mette un certo appetito e malgrado il mio amore per i cibi grassi e malsani come il carretto di hot dog nella foto,
opto per un ben più caratteristico Springbok ai ferri con salsa al porto, servito con un contorno di purè di patate e grani di senape, che entra di diritto tra le bistecche più tenere e gustose mai provate.
Per chi non fosse pratico lo springbok è un animale simile ad un antilope, assolutamente adorabile, innocuo e inoffensivo, che vaga pacificamente per i prati africani
, chiaramente dopo la visione della foto siete liberi di darmi dell'assassino e trattarmi come il Beppe Bigazzi di turno.
Dopo pranzo vengo portato in cima a Signal Hill, vetta dalla quale si riesce a godere di un panorama assolutamente eccezionale di Cape Town, una visione assolutamente memorabile.
Visto che non ho un chiaro ricordo di cosa avvenne quello stesso giorno più tardi vi elenco una carrellata di luoghi visitati nei giorni seguenti.
Mattinata alla cittadina di Franschhoek, località a poche decine di km da Cape Town, immersa tra i vigneti di notevole bellezza.
Visita ad una fattoria di coccodrilli, dove con mia grande gioia ho potuto cullare tra le mie braccia un baby coccodrillo di pochi giorni di vita e osservato la spensierata vita di inermi rettili in attesa di venir convertiti in borse e cinture per la nostra vanità.
(Continua...)
Son qui da una settimana e l'unico piccolo incidente di percorso finora è questo colorito alla Dr.Zoidberg (dovuto al fatto che non ho mai voglia di spalmarmi la protezione +2000000 per coprire la mia pelle delicata e vellutata come il culetto di un neonato), ma nonostante questo le giornate passano in assoluta leggerezza e tranquillità.
Archiviate le mie maleodorantissime scarpe non indosso altro che le mie fidate Hawaianaas dal giorno del mio arrivo, che nonostante i due anni di onorato servizio stanno reggendo bene a tutte le camminate in giro per la città, cominciando con una camminata per il centro in Long street, caratteristica via che pare essere nata apposta per i ggggiovani turisti che amano stortarsi in spensieratezza, saltando da un pub all'altro come canguri (citazione per i più dotti) a prezzi più che abbordabili(poco più di un euro a pinta).
Ovviamente dopo il tanto girovagare mi mette un certo appetito e malgrado il mio amore per i cibi grassi e malsani come il carretto di hot dog nella foto,
opto per un ben più caratteristico Springbok ai ferri con salsa al porto, servito con un contorno di purè di patate e grani di senape, che entra di diritto tra le bistecche più tenere e gustose mai provate.
Per chi non fosse pratico lo springbok è un animale simile ad un antilope, assolutamente adorabile, innocuo e inoffensivo, che vaga pacificamente per i prati africani
, chiaramente dopo la visione della foto siete liberi di darmi dell'assassino e trattarmi come il Beppe Bigazzi di turno.
Dopo pranzo vengo portato in cima a Signal Hill, vetta dalla quale si riesce a godere di un panorama assolutamente eccezionale di Cape Town, una visione assolutamente memorabile.
Visto che non ho un chiaro ricordo di cosa avvenne quello stesso giorno più tardi vi elenco una carrellata di luoghi visitati nei giorni seguenti.
Mattinata alla cittadina di Franschhoek, località a poche decine di km da Cape Town, immersa tra i vigneti di notevole bellezza.
Visita ad una fattoria di coccodrilli, dove con mia grande gioia ho potuto cullare tra le mie braccia un baby coccodrillo di pochi giorni di vita e osservato la spensierata vita di inermi rettili in attesa di venir convertiti in borse e cinture per la nostra vanità.
(Continua...)
lunedì 14 marzo 2011
Take off.
Comincio.
Partito da Malpensa e affrontando gli assurdi scali Dusseldorf e Monaco, decollo finalmente per Cape Town, accompagnato da un aereo che pare un ospedale geriatrico in tutto e per tutto…
Simpatici vecchietti crucchi per tutto l'aereo, la mia presenza non intacca minimamente l'età media che si appresta sugli ottanta. L'aereo stesso è un cadregone degli anni '80, interni spartani, comodità ridotte all'osso, riescono perfino a risparmiare sulle hostess, che son tutte sui cinquanta e non puoi certo definirle cougar.
Per quanto riguarda gli svaghi non vi è alcuna traccia di monitor nel retro del sedile dinnanzi a me, solamente tre-quattro televisori da 15 pollici al massimo, disseminati per il corridoio centrale del velivolo, che manco a farlo apposta trasmettono vecchi episodi di Friends e telefilm tedeschi, definire tristi questi ultimi sembra un complimento.
Poco male, mi calo nelle seicento e passa pagine di "Cuori in Atlantide" e la buona lettura lascia passare il volo agilmente.
La mia astinenza all'alcool forzata per questo mese trova quasi pace con i continui succhi di pomodoro condito che chiedo all'hostess stagionata.
Non sarà un Bloody Mary ma finisce che ne bevo quattro.
Quando la natura inizia a farsi sentire mi demoralizzo dando un'occhiata alla situazione bagno. L'età media dell'aereo purtroppo non aiuta e risultano code interminabili per tutta la durata del volo. Me la tengo per tutte e dieci le ore.
Sono le cinque del mattino e l'aereo comincia la fase di atterraggio, guardando fuori dal finestrino scorgi le luci gialle di Cape Town in versione notturna, uno spettacolo incredibile, sembra brillare tutto d'oro.
Mi sento sollevato a non sentire nemmeno un tentativo di applauso all'atterraggio, significa che sono l'unico italiano a bordo e la cosa non può che confortarmi…
Superata la dogana, dove un simpatico poliziotto mi ispeziona tutto lo zaino per controllare(ed eventualmente intascarsi) formaggi e altre specialità dallo stivale, trovo puntuali le mie carissime Ferial e Luci, non ci vedevamo da tre anni e il lunghissimo abbraccio che ci scambiamo ripaga la lunga giornata passata.
Vengo ospitato da Ferial e dalla sua gentilissima famiglia. La casa è davvero bella con una vista eccezionale dall'altopiano che sovrasta la città, in giardino sono felice della scoperta di alberi di avocado.
Dopo la doccia d'obbligo e una pennichella di un paio d'ore vengo portato a Marina…. una piccola baia alle porte dell'oceano dove gusto il mio primo Fish and Chips sudafricano, che passa la prova a pieni voti. Dopo pranzo facciamo un giro per il porticciolo dove vengono riparate barche d'annata.
Le ragazze mi fanno passare il resto della giornata con un giretto turistico dei sobborghi della città fino al centro commerciale di Waterfront.
Durante il tragitto riesco a scorgere venditori ambulanti intenti a vendere bonghi, sculture in legno e pelli di zebra, gente che si rilassa sull'erba e in spiaggia, chioschi di hamburger e bambini che giocano in spiaggia.
Come prima impressione la città mi sembra affascinante e strutturata in modo che non riesco ancora a definire.
Domani farò un giro più attento.
Finisco la giornata in questo letto meraviglioso, che al momento non mi fa rimpiangere la mia cameretta di Milano.
Dormo.
Partito da Malpensa e affrontando gli assurdi scali Dusseldorf e Monaco, decollo finalmente per Cape Town, accompagnato da un aereo che pare un ospedale geriatrico in tutto e per tutto…
Simpatici vecchietti crucchi per tutto l'aereo, la mia presenza non intacca minimamente l'età media che si appresta sugli ottanta. L'aereo stesso è un cadregone degli anni '80, interni spartani, comodità ridotte all'osso, riescono perfino a risparmiare sulle hostess, che son tutte sui cinquanta e non puoi certo definirle cougar.
Per quanto riguarda gli svaghi non vi è alcuna traccia di monitor nel retro del sedile dinnanzi a me, solamente tre-quattro televisori da 15 pollici al massimo, disseminati per il corridoio centrale del velivolo, che manco a farlo apposta trasmettono vecchi episodi di Friends e telefilm tedeschi, definire tristi questi ultimi sembra un complimento.
Poco male, mi calo nelle seicento e passa pagine di "Cuori in Atlantide" e la buona lettura lascia passare il volo agilmente.
La mia astinenza all'alcool forzata per questo mese trova quasi pace con i continui succhi di pomodoro condito che chiedo all'hostess stagionata.
Non sarà un Bloody Mary ma finisce che ne bevo quattro.
Quando la natura inizia a farsi sentire mi demoralizzo dando un'occhiata alla situazione bagno. L'età media dell'aereo purtroppo non aiuta e risultano code interminabili per tutta la durata del volo. Me la tengo per tutte e dieci le ore.
Sono le cinque del mattino e l'aereo comincia la fase di atterraggio, guardando fuori dal finestrino scorgi le luci gialle di Cape Town in versione notturna, uno spettacolo incredibile, sembra brillare tutto d'oro.
Mi sento sollevato a non sentire nemmeno un tentativo di applauso all'atterraggio, significa che sono l'unico italiano a bordo e la cosa non può che confortarmi…
Superata la dogana, dove un simpatico poliziotto mi ispeziona tutto lo zaino per controllare(ed eventualmente intascarsi) formaggi e altre specialità dallo stivale, trovo puntuali le mie carissime Ferial e Luci, non ci vedevamo da tre anni e il lunghissimo abbraccio che ci scambiamo ripaga la lunga giornata passata.
Vengo ospitato da Ferial e dalla sua gentilissima famiglia. La casa è davvero bella con una vista eccezionale dall'altopiano che sovrasta la città, in giardino sono felice della scoperta di alberi di avocado.
Dopo la doccia d'obbligo e una pennichella di un paio d'ore vengo portato a Marina…. una piccola baia alle porte dell'oceano dove gusto il mio primo Fish and Chips sudafricano, che passa la prova a pieni voti. Dopo pranzo facciamo un giro per il porticciolo dove vengono riparate barche d'annata.
Le ragazze mi fanno passare il resto della giornata con un giretto turistico dei sobborghi della città fino al centro commerciale di Waterfront.
Durante il tragitto riesco a scorgere venditori ambulanti intenti a vendere bonghi, sculture in legno e pelli di zebra, gente che si rilassa sull'erba e in spiaggia, chioschi di hamburger e bambini che giocano in spiaggia.
Come prima impressione la città mi sembra affascinante e strutturata in modo che non riesco ancora a definire.
Domani farò un giro più attento.
Finisco la giornata in questo letto meraviglioso, che al momento non mi fa rimpiangere la mia cameretta di Milano.
Dormo.
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