fatto.
lunedì 28 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
one week after.
Tutto procede alla grande.
Son qui da una settimana e l'unico piccolo incidente di percorso finora è questo colorito alla Dr.Zoidberg (dovuto al fatto che non ho mai voglia di spalmarmi la protezione +2000000 per coprire la mia pelle delicata e vellutata come il culetto di un neonato), ma nonostante questo le giornate passano in assoluta leggerezza e tranquillità.
Archiviate le mie maleodorantissime scarpe non indosso altro che le mie fidate Hawaianaas dal giorno del mio arrivo, che nonostante i due anni di onorato servizio stanno reggendo bene a tutte le camminate in giro per la città, cominciando con una camminata per il centro in Long street, caratteristica via che pare essere nata apposta per i ggggiovani turisti che amano stortarsi in spensieratezza, saltando da un pub all'altro come canguri (citazione per i più dotti) a prezzi più che abbordabili(poco più di un euro a pinta).
Ovviamente dopo il tanto girovagare mi mette un certo appetito e malgrado il mio amore per i cibi grassi e malsani come il carretto di hot dog nella foto,
opto per un ben più caratteristico Springbok ai ferri con salsa al porto, servito con un contorno di purè di patate e grani di senape, che entra di diritto tra le bistecche più tenere e gustose mai provate.
Per chi non fosse pratico lo springbok è un animale simile ad un antilope, assolutamente adorabile, innocuo e inoffensivo, che vaga pacificamente per i prati africani
, chiaramente dopo la visione della foto siete liberi di darmi dell'assassino e trattarmi come il Beppe Bigazzi di turno.
Dopo pranzo vengo portato in cima a Signal Hill, vetta dalla quale si riesce a godere di un panorama assolutamente eccezionale di Cape Town, una visione assolutamente memorabile.
Visto che non ho un chiaro ricordo di cosa avvenne quello stesso giorno più tardi vi elenco una carrellata di luoghi visitati nei giorni seguenti.
Mattinata alla cittadina di Franschhoek, località a poche decine di km da Cape Town, immersa tra i vigneti di notevole bellezza.
Visita ad una fattoria di coccodrilli, dove con mia grande gioia ho potuto cullare tra le mie braccia un baby coccodrillo di pochi giorni di vita e osservato la spensierata vita di inermi rettili in attesa di venir convertiti in borse e cinture per la nostra vanità.
(Continua...)
Son qui da una settimana e l'unico piccolo incidente di percorso finora è questo colorito alla Dr.Zoidberg (dovuto al fatto che non ho mai voglia di spalmarmi la protezione +2000000 per coprire la mia pelle delicata e vellutata come il culetto di un neonato), ma nonostante questo le giornate passano in assoluta leggerezza e tranquillità.
Archiviate le mie maleodorantissime scarpe non indosso altro che le mie fidate Hawaianaas dal giorno del mio arrivo, che nonostante i due anni di onorato servizio stanno reggendo bene a tutte le camminate in giro per la città, cominciando con una camminata per il centro in Long street, caratteristica via che pare essere nata apposta per i ggggiovani turisti che amano stortarsi in spensieratezza, saltando da un pub all'altro come canguri (citazione per i più dotti) a prezzi più che abbordabili(poco più di un euro a pinta).
Ovviamente dopo il tanto girovagare mi mette un certo appetito e malgrado il mio amore per i cibi grassi e malsani come il carretto di hot dog nella foto,
opto per un ben più caratteristico Springbok ai ferri con salsa al porto, servito con un contorno di purè di patate e grani di senape, che entra di diritto tra le bistecche più tenere e gustose mai provate.
Per chi non fosse pratico lo springbok è un animale simile ad un antilope, assolutamente adorabile, innocuo e inoffensivo, che vaga pacificamente per i prati africani
, chiaramente dopo la visione della foto siete liberi di darmi dell'assassino e trattarmi come il Beppe Bigazzi di turno.
Dopo pranzo vengo portato in cima a Signal Hill, vetta dalla quale si riesce a godere di un panorama assolutamente eccezionale di Cape Town, una visione assolutamente memorabile.
Visto che non ho un chiaro ricordo di cosa avvenne quello stesso giorno più tardi vi elenco una carrellata di luoghi visitati nei giorni seguenti.
Mattinata alla cittadina di Franschhoek, località a poche decine di km da Cape Town, immersa tra i vigneti di notevole bellezza.
Visita ad una fattoria di coccodrilli, dove con mia grande gioia ho potuto cullare tra le mie braccia un baby coccodrillo di pochi giorni di vita e osservato la spensierata vita di inermi rettili in attesa di venir convertiti in borse e cinture per la nostra vanità.
(Continua...)
lunedì 14 marzo 2011
Take off.
Comincio.
Partito da Malpensa e affrontando gli assurdi scali Dusseldorf e Monaco, decollo finalmente per Cape Town, accompagnato da un aereo che pare un ospedale geriatrico in tutto e per tutto…
Simpatici vecchietti crucchi per tutto l'aereo, la mia presenza non intacca minimamente l'età media che si appresta sugli ottanta. L'aereo stesso è un cadregone degli anni '80, interni spartani, comodità ridotte all'osso, riescono perfino a risparmiare sulle hostess, che son tutte sui cinquanta e non puoi certo definirle cougar.
Per quanto riguarda gli svaghi non vi è alcuna traccia di monitor nel retro del sedile dinnanzi a me, solamente tre-quattro televisori da 15 pollici al massimo, disseminati per il corridoio centrale del velivolo, che manco a farlo apposta trasmettono vecchi episodi di Friends e telefilm tedeschi, definire tristi questi ultimi sembra un complimento.
Poco male, mi calo nelle seicento e passa pagine di "Cuori in Atlantide" e la buona lettura lascia passare il volo agilmente.
La mia astinenza all'alcool forzata per questo mese trova quasi pace con i continui succhi di pomodoro condito che chiedo all'hostess stagionata.
Non sarà un Bloody Mary ma finisce che ne bevo quattro.
Quando la natura inizia a farsi sentire mi demoralizzo dando un'occhiata alla situazione bagno. L'età media dell'aereo purtroppo non aiuta e risultano code interminabili per tutta la durata del volo. Me la tengo per tutte e dieci le ore.
Sono le cinque del mattino e l'aereo comincia la fase di atterraggio, guardando fuori dal finestrino scorgi le luci gialle di Cape Town in versione notturna, uno spettacolo incredibile, sembra brillare tutto d'oro.
Mi sento sollevato a non sentire nemmeno un tentativo di applauso all'atterraggio, significa che sono l'unico italiano a bordo e la cosa non può che confortarmi…
Superata la dogana, dove un simpatico poliziotto mi ispeziona tutto lo zaino per controllare(ed eventualmente intascarsi) formaggi e altre specialità dallo stivale, trovo puntuali le mie carissime Ferial e Luci, non ci vedevamo da tre anni e il lunghissimo abbraccio che ci scambiamo ripaga la lunga giornata passata.
Vengo ospitato da Ferial e dalla sua gentilissima famiglia. La casa è davvero bella con una vista eccezionale dall'altopiano che sovrasta la città, in giardino sono felice della scoperta di alberi di avocado.
Dopo la doccia d'obbligo e una pennichella di un paio d'ore vengo portato a Marina…. una piccola baia alle porte dell'oceano dove gusto il mio primo Fish and Chips sudafricano, che passa la prova a pieni voti. Dopo pranzo facciamo un giro per il porticciolo dove vengono riparate barche d'annata.
Le ragazze mi fanno passare il resto della giornata con un giretto turistico dei sobborghi della città fino al centro commerciale di Waterfront.
Durante il tragitto riesco a scorgere venditori ambulanti intenti a vendere bonghi, sculture in legno e pelli di zebra, gente che si rilassa sull'erba e in spiaggia, chioschi di hamburger e bambini che giocano in spiaggia.
Come prima impressione la città mi sembra affascinante e strutturata in modo che non riesco ancora a definire.
Domani farò un giro più attento.
Finisco la giornata in questo letto meraviglioso, che al momento non mi fa rimpiangere la mia cameretta di Milano.
Dormo.
Partito da Malpensa e affrontando gli assurdi scali Dusseldorf e Monaco, decollo finalmente per Cape Town, accompagnato da un aereo che pare un ospedale geriatrico in tutto e per tutto…
Simpatici vecchietti crucchi per tutto l'aereo, la mia presenza non intacca minimamente l'età media che si appresta sugli ottanta. L'aereo stesso è un cadregone degli anni '80, interni spartani, comodità ridotte all'osso, riescono perfino a risparmiare sulle hostess, che son tutte sui cinquanta e non puoi certo definirle cougar.
Per quanto riguarda gli svaghi non vi è alcuna traccia di monitor nel retro del sedile dinnanzi a me, solamente tre-quattro televisori da 15 pollici al massimo, disseminati per il corridoio centrale del velivolo, che manco a farlo apposta trasmettono vecchi episodi di Friends e telefilm tedeschi, definire tristi questi ultimi sembra un complimento.
Poco male, mi calo nelle seicento e passa pagine di "Cuori in Atlantide" e la buona lettura lascia passare il volo agilmente.
La mia astinenza all'alcool forzata per questo mese trova quasi pace con i continui succhi di pomodoro condito che chiedo all'hostess stagionata.
Non sarà un Bloody Mary ma finisce che ne bevo quattro.
Quando la natura inizia a farsi sentire mi demoralizzo dando un'occhiata alla situazione bagno. L'età media dell'aereo purtroppo non aiuta e risultano code interminabili per tutta la durata del volo. Me la tengo per tutte e dieci le ore.
Sono le cinque del mattino e l'aereo comincia la fase di atterraggio, guardando fuori dal finestrino scorgi le luci gialle di Cape Town in versione notturna, uno spettacolo incredibile, sembra brillare tutto d'oro.
Mi sento sollevato a non sentire nemmeno un tentativo di applauso all'atterraggio, significa che sono l'unico italiano a bordo e la cosa non può che confortarmi…
Superata la dogana, dove un simpatico poliziotto mi ispeziona tutto lo zaino per controllare(ed eventualmente intascarsi) formaggi e altre specialità dallo stivale, trovo puntuali le mie carissime Ferial e Luci, non ci vedevamo da tre anni e il lunghissimo abbraccio che ci scambiamo ripaga la lunga giornata passata.
Vengo ospitato da Ferial e dalla sua gentilissima famiglia. La casa è davvero bella con una vista eccezionale dall'altopiano che sovrasta la città, in giardino sono felice della scoperta di alberi di avocado.
Dopo la doccia d'obbligo e una pennichella di un paio d'ore vengo portato a Marina…. una piccola baia alle porte dell'oceano dove gusto il mio primo Fish and Chips sudafricano, che passa la prova a pieni voti. Dopo pranzo facciamo un giro per il porticciolo dove vengono riparate barche d'annata.
Le ragazze mi fanno passare il resto della giornata con un giretto turistico dei sobborghi della città fino al centro commerciale di Waterfront.
Durante il tragitto riesco a scorgere venditori ambulanti intenti a vendere bonghi, sculture in legno e pelli di zebra, gente che si rilassa sull'erba e in spiaggia, chioschi di hamburger e bambini che giocano in spiaggia.
Come prima impressione la città mi sembra affascinante e strutturata in modo che non riesco ancora a definire.
Domani farò un giro più attento.
Finisco la giornata in questo letto meraviglioso, che al momento non mi fa rimpiangere la mia cameretta di Milano.
Dormo.
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